GAZA IS ALIVE

Si sa che in un conflitto a farne realmente le spese sono sempre gli innocenti, i civili: uomini, donne e bambini. 
La Striscia di Gaza con i suoi 360 km² di estensione è ormai diventata a conti fatti una prigione a cielo aperto, non più casa, non un luogo dove poter vivere, crescere e realizzarsi. 
La questione palestinese dura da anni e, purtroppo, non sembra vicina ad arrestarsi. 

Il Progetto

La Striscia di Gaza è la più grande prigione a cielo aperto del mondo.

Contesto

I recenti conflitti (2009 e 2014) e gli ultimi eventi legati alla “Grande marcia del Ritorno” hanno spinto la popolazione verso una condizione sociale fortemente critica.

La condizione economica (alto tasso di disoccupazione, mancanza di elettricità ed acqua potabile, malnutrizione, ecc.), e i servizi di welfare poco efficienti completano il quadro allarmante.

Inoltre, l’embargo totale imposto da Israele da 12 anni ha determinato una crisi socio-economica senza precedenti. La maggior parte dei 2 milioni di abitanti della Striscia di Gaza vive in uno stato di privazione dei diritti umani più basilari e non può viaggiare né uscire da una lingua di terra militarizzata grande 360 Kmq.

Questi fatti hanno influenzato negativamente la vita delle persone, specialmente dei bambini, che rappresentano i soggetti più vulnerabili.

La salute psico-sociale delle persone è una delle dimensioni più urgenti da affrontare.

La CB Crew di Gaza

Negli anni, abbiamo conosciuto e supportato la crew di breakdancers gazawi “Camp Breakerz”, che da 15 anni, attraverso l’Hip Hop, cerca di trasmettere alla popolazione palestinese quel senso di libertà soffocato dalla segregazione con la quale è costretto a fare i conti tutti i giorni.

Da 10 anni hanno fondato una scuola di break-dance, che in questo momento necessita di fondi per sostenere i costi relativi all ’affitto dei locali, la strumentazione, i corsi di danza, scrittura, musica e rap. Fino ai tempi recenti la scuola era finanziata dalle rette mensili pagate dalle famiglie, che oggi subiscono sempre di più gli effetti della crisi economica. Risultato di tale drammatico quadro è l’abbandono della frequenza dei corsi da parte dei bambini. Gli insegnanti, inoltre, sono retribuiti solo parzialmente e, quindi, sono costretti ad impiegare parte della loro giornata in altre attività lavorative, mettendo di conseguenza in secondo piano la loro formazione e la pianificazione delle attività di insegnamento.

Gaza is Alive 2019: una Jam, ma non solo!

Quest’estate andremo a Gaza con un team di musicisti, artisti Hip Hop internazionali e psicologi per una serie di workshop di produzione musicale, rap, writing e breakdance di supporto psico-sociale ed una bellissima Jam, che saranno solo l’inizio di un progetto di supporto a lungo termine, che prevede una copertura economica che possa rendere gratuiti i corsi per i ragazzi; un ’ adeguata retribuzione per gli insegnanti e la loro formazione continua.

Sostienici!

Chiediamo a chiunque voglia contribuire a portare arte, cultura e allegria a Gaza di donare e di seguirci sulla nostra pagina Facebook, ampliando il piu possibile la rete di solidarietà. 

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A che punto siamo?

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Gaza is Alive 2019
Gaza is Alive 2019
🔴La censura turca di Facebook si abbatte su Ya Basta Êdî Bese e Global Project🔴

La pagina facebook di Ya Basta Êdî Bese completamente oscurata a rischio anche Globalproject.info. Tra le accuse "terrorismo"e "odio organizzato".

Come accaduto ad altre pagine che stanno denunciando quello che sta accadendo in Siria del Nord, ieri sera Facebook ha nascosto la pagina di Ya Basta Êdî Bese e sta per fare la stessa cosa con Globalproject.info.

Su quest’ultima sono stati cancellati contenuti relativi a manifestazioni di sostegno alla causa curda, cosa che Globalproject.info ha sempre documentato, anche prima della rivoluzione del Rojava. I contenuti - a detta di Facebook- violerebbero gli “standard di comunità”.

L’operazione di censura sta avvenendo anche su altri social network, tra cui Instagram.

La guerra di Erdogan sta passando anche nel campo dell’informazione, con l’intelligence turca impegnata a segnalare scientificamente migliaia di profili e contenuti che denunciano i misfatti della Turchia. Pochi mesi fa la polizia internazionale turca ha addirittura emesso una condanna contro il sito web di Ya Basta Êdî Bese con l'accusa di terrorismo.

Le segnalazioni che trovano terreno fertile in una piattaforma proprietaria come Facebook, il cui enorme giro d’affari non tiene contro degli orientamenti e obiettivi delle informazioni che circolano. Negli “standard di comunità” Facebook precisa la propria “neutralità”, senza tener conto che censurando chi si oppone alla guerra significa di fatto essere “faziosi” e favorire chi sta compiendo un genocidio e ridando fiato ai fascisti islamici di Daesh.

Continueremo a denunciare quello che sta accadendo in Siria e a sostenere la battaglia del popolo curdo attraverso i nostri siti e dando risalto a tutte le iniziative che verranno fatte nei prossimi giorni e settimane.
Gaza is Alive 2019
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Al via la III edizione del primo Festival italiano di cortometraggi dalla e sulla Palestina: dal 15 ottobre in 7 città grazie alla collaborazione di numerose realtà. Ospite d’onore dell’evento l’attore Mohammad Bakri. GUARDA IL TRAILER
Gaza is Alive 2019
Gaza is Alive 2019
A fianco dei popoli che resistono.

#BijiKurdistan
#FreePalestine